Articoli della categoria: ‘pnl’

Argomento trattato: pnl

La teoria del doppio legame

Pubblicato da: Marco Cattaruzza

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La teoria del doppio legame fu descritta per la prima volta nel 1955 dai sociologi G. Bateson, D. Jackson, J. Haley e J. Weakland.
Gli interrogativi su cui si basarono per concettualizzare la teoria erano principalmente tre, si trattava infatti di giustificare la comunicazione schizofrenica in un dato contesto sociale, ipotizzare delle situazioni in cui questo comportamento poteva essere considerato corretto e studiare diverse soluzioni per ottenere una risposta adeguata.

Una definizione rigorosa del doppio legame fu ipotizzata dopo anni di studi condotti su diverse famiglie, ed è la seguente:
si definisce doppio legame un processo in cui l’individuo, all’interno di una relazione emotivamente carica, riceve due messaggi contraddittori dal suo interlocutore e, non riuscendo a capire quale dei due messaggi sia valido, si trova in una situazione ingestibile e non può abbandonarla.
Gli autori notarono che un individuo risultava avere degli atteggiamenti e dei comportamenti disturbati come diretta conseguenza all’esposizione a questo tipo di comunicazione. (continua…)

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Marco Cattaruzza
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Marco Cattaruzza, coach, formatore, imprenditore, ho una missione: condividere la mia decennale esperienza formativa con i migliori coach del mondo.

Nel 19...

Argomento trattato: pnl

Sistemi rappresentazionionali (VAK in PNL) e submodalità

Pubblicato da: Marco Cattaruzza


Richard Bandler e John Grinder, fondatori della pnl, studiando Virginia Satir, una luminare psicoterapeuta famigliare degli anni ’70, si accorsero che la straordinaria capacità della Satir di risolvere anche i casi più difficili era in gran parte dovuta alla sua comunicazione. La Satir si rivolgeva in modo diverso in base alla persona che aveva di fronte. Era cioè in grado di comprendere il sistema rappresentazionale del suo cliente e di comunicare con lui esattamente in quel modo. Per sistema rappresentazionale si intende il modo in cui vengono processate le informazioni dalla mente. Sono sostanzialmente cinque, corrispondenti ai cinque sensi, visivo, olfattivo, tattile, auditivo, gustativo. In pnl tre sensi, ovvero, olfattivo, tattile e gustativo diventano un unica categoria: cinestesico.

Vengono quindi presentati i tre sistemi rappresentazionali come segue:
V= visivo
A= autidivo
K= cinestisico

Ogni persona predilige un sistema o una combinazione dei tre sistemi rappresentazionali nella propria comunicazione e in un dato momento. La comunicazione è agevolata quando i comunicanti utilizzano lo stesso sistema rappresentazionale. A quest’ultimo è associato un modo di esprimersi con il corpo che è specifico per ogni modalità. Ad esempio:

Persona che utilizza un sistema rappresentazionale visivo: parla in modo veloce (perché le immagini scorrono velocissime nella sua mente), respirazione superficiale, muove molto il corpo, specie le mani e le braccia, con le quali indica e descrive inconsciamente quello che sta vedendo, muove spesso gli occhi verso l’alto ed in direzione delle immagini che vede.

Persona che utilizza un sistema rappresentazionale auditivo: utilizza il tono di voce come mezzo di espressione, per dare sostegno alle parole,con ritmo e musicalità, la respirazione è un po’ meno superficiale, il corpo si muove di meno, spesso assume la “posizione del telefono” (con la mano appoggiata all’orecchio), la testa è inclinata per agevolare l’ascolto, gli occhi si muovono sul piano dell’orizzonte.

Persona che utilizza un sistema rappresentazionale cinestesico: le parole escono lentamente, la respirazione è profonda, il tono di voce basso, il movimento è lento, la persona è impegnata a vivere le sensazioni.

Ci sono anche parole specifiche che vengono utilizzate, ad esempio espressioni “visive” sono:
“”ti immagini come potrebbe essere…”
“La situazione non è chiara
“Vede tutto nero
“E’ una persona limpida
“La situazione è cristallina
Altre espressioni indicano un accesso auditivo:
“Cosa ne dici se…”
Senti, ti posso raccontare…”
“Mi chiedevo se…”
“Il progetto non mi suona bene”
O cinestesico:
“Il gol negato alla squadra pesa moltissimo”
“Sto vivendo un momento duro

Le persone quando parlano raccontano esattamente “alla lettera” quello che stanno facendo con il loro cervello. Se una persona dice: “vedremo questo aspetto la prossima settimana”, sta catalogando un immagine all’interno di una linea temporale immaginaria all’interno della sua mente. La posizione in cui si trova quell’immagine determina il giorno in cui verrà presa in esame. Se una persona dice “non vedo soluzioni”, sta dicendo “non trovo nessuna immagine che raffiguri una soluzione”. E’ importante aiutare quella persona a crearsi quell’immagine.

Ora, le immagini possono avere diverse caratteristiche; possono essere grandi, piccole, sfuocate, a fuoco, incorniciate, senza cornice, vicine, lontane, a colori, in bianco e nero, statiche, in movimento,luminose, scure, eccetera. Queste caratteristiche si chiamano submodalità. La differenza tra un bel ricordo e un brutto ricordo? Il bel ricordo è spesso a colori, luminoso, grande. Il brutto ricordo è spesso in bianco e nero e scuro. Il processo naturale che un essere umano utilizza per trasformare un bel ricordo in brutto ricordo e viceversa è quello di modificare le submodalità del ricordo. E’ un processo inconscio, che può essere portato “a galla” e utilizzato consciamente. Ovviamente le submodalità valgono anche per i sistemi rappresentazionali auditivi e cinestesici. Submodalità auditive: volume, tono, ritmo, musicalità, distanza, eccetera. Submodalità cinestesiche: temperatura, intensità, durata, tensione, eccetera.

Le submodalità sono responsabili dello stato d’animo, quindi delle scelte e dei risultati di ogni persona. Un altro modo di dire la cosa sarebbe quella di dire che il modo in cui un essere umano percepisce il mondo e il suo mondo interiore determina il suo successo e la felicità. Se è vero che la mappa non è il territorio,  e che quindi l’uomo non è in grado di agire nella realtà, ma sono nella interpretazione della realtà, le submodalità sono un tassello fondamentale nella mappa di una persona.

Seguimi su Ecletticamente e nel prossimo articolo vedremo esempi ed esercizi per utilizzare questo efficace strumento di pnl.

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Marco Cattaruzza
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Mappa e territorio

Pubblicato da: Marco Cattaruzza

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Una delle basi teoriche sulla quale si basa la programmazione neuro linguistica è il concetto di mappa e territorio, teorizzato da Alfred Korzybski.

Così Gregory Bateson: “Diciamo che la mappa è diversa dal territorio; ma cos’è il territorio? Da un punto di vista operativo, qualcuno con la sua retina, o con un metro, è andato a ricavare certe rappresentazioni che poi sono state riportate sulla carta. Ciò che si trova nella carta topografica è una rappresentazione di ciò che si trovava nella rappresentazione retinica dell’uomo che ha tracciato la mappa; e se a questo punto si ripete la domanda, ciò che si trova è un recesso all’infinito, una serie infinita di mappe: il territorio non entra mai in scena. Il territorio è la Ding an sich, e con esso non c’è nulla da fare, poichè il procedimento di rappresentazione lo eliminierà per sempre, cosicchè il mondo mentale, è costituito solo da mappe di mappe, ad infinitum. Tutti i ‘fenomeni’ sono letteralmente ‘apparenze’ (G. Bateson, Verso un’ ecologia della mente, 1972)

Una mappa, diciamo una cartina geografica, è una rappresentazione di un territorio. Nella mappa compaiono gli elementi utili per orientarsi in un territorio sconosciuto, ad esempio i nomi delle vie, le strade, i luoghi importanti (comune, chiesa, ospedale, eccetera). Possiamo quindi dire che la mappa rappresenta il territorio, ma è ben distante da essere così ricca di informazioni come il territorio. La mappa è in scala e se fosse in scala 1:1 sarebbe inutilizzabile. Nella nostra cartina geografica non compaiono le case, gli alberi, i gradini sul marciapiede e tutti quei generi di dettagli. Peraltro sarebbero informazioni inutili in una cartina geografica. Possiamo quindi ampiamente concordare con l’enunciazione “la mappa non è il territorio”. (continua…)

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Argomento trattato: pnl

Pnl e linguaggio: congiunzioni ma ed e

Pubblicato da: Marco Cattaruzza

Ci sono alcune situazioni in cui saper utilizzare le parole giuste al momento giusto può determinare l’esito di una conversazione, di una trattativa economica, di un amicizia e chissà quante altre situazioni.

Le parole producono guerre, incomprensioni, inimicizia, ostilità, ma determinano anche amore, assonanza, rassomiglianza, fiducia, rispetto. Se diventi consapevole dei modi in cui le parole creano attrito o concordanza, la tua comunicazione prenderà un piglio diverso.

Prendiamo ad esempio la parola ma.

La parola ma è una di quelle parole che generano discordanza, perché pone due frasi su due livelli differenti e contrastanti. Ad esempio una persona potrebbe dire “il denaro è importante”. Un’altra persona potrebbe rispondere “si ma più importante è la salute”. In questo caso la parola ma ha il compito di mettere in contrasto ciò che è stato enunciato dalla prima persona con la seconda frase, la tua idea contro la mia. Questa interazione porta la prima persona a pensare, a livello inconscio, di trovarsi di fronte a una resistenza alla propria idea. (continua…)

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Marco Cattaruzza
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Argomento trattato: pnl

La pnl e la magia del linguaggio

Pubblicato da: Marco Cattaruzza

la pnl e il linguaggio
Il modo in cui apprendiamo il linguaggio è affascinante. Nessuno insegna ad un bambino le regole grammaticali e sintattiche della lingua nativa, eppure il bambino è in grado di utilizzarle senza saperle esplicitare. In particolare ogni parlante nativo ha due intuizioni:
1- Come le unità più piccole si combinano per formare una frase (la struttura a costituenti)

Ho rotto la finestra

2- Quale sarebbe la rappresentazione completa del suo significato (la relazione semantica logica):

Ho rotto il vetro della finestra tirando il pallone per sbaglio

Ogni frase viene analizzata a due livelli di struttura che corrispondono a due tipi di intuizioni: la struttura superficiale (ho rotto la finestra) e la struttura profonda (ho rotto il vetro della finestra tirando il pallone per sbaglio).

Gli esseri umani mettono in atto questi e altri processi estremamente complicati, con naturalezza ed in modo inconscio.

La comunicazione segue questo schema:

Esperienza —-> filtri percettivi —> trasformazioni —-> costruzione di una struttura profonda (rappresentazione interna della realtà) —-> scelte di forma (trasformazioni) in genere inconsce —> esposizione di struttura superficiale (rappresentazione della rappresentazione)

Esempio:
Marco è nel giardino di casa e sta giocando a pallone con suo figlio. Il sole splende, la temperatura è di 18 gradi, giocano ormai da 10 minuti, ride, scherza e dice a suo figlio “adesso ti faccio goal!” “bravo!”. Suo figlio risponde con i sorrisi e si diverte. Marco sbaglia la mira e calcia il pallone sulla finestra, la quale va in frantumi. In quel momento il telefono suona e Marco corre a rispondere. E’ il suo amico Luigi. Marco dice a Luigi: “scusa Luigi, ti posso chiamare più tardi? Ho rotto il vetro della finestra!”

In questo esempio l’esperienza è data da ciò che è accaduto nella realtà (infinitamente complessa e non rappresentabile in scala1:1). I filtri percettivi sono stati quelli fisici (per sua natura l’essere umano è in grado di vedere un certo range di frequenza di luce, un certo range di frequenza acustica, ecc) e quelli sui quali Marco poneva l’attenzione in quel momento. E’ probabile, ad esempio che in quel momento fosse passata una macchina nella strada, ma che lui non se ne sia accorto. E’ probabile che ci fosse un rumore di un aereo in sottofondo, ma lui era troppo impegnato a focalizzare la sua attenzione sul gioco. Tutte queste informazioni andranno perse e la struttura profonda conterrà le informazioni sulle quali Marco era concentrato. Le scelte di forma sono state le cancellazioni e le distorsioni che Marco ha deciso di effettuare, comunicando la struttura superficiale “ho rotto il vetro della finestra”

Luigi sa per intuizione che il vetro della finestra deve essere stato rotto in qualche modo, anche se non gli è stata data questa informazione. Il verbo rompere viene definito verbo non specificato. In quale modo è stato rotto? Luigi probabilmente costruirà una struttura profonda, basandosi sull’affermazione di Marco, in cui il verbo rompere viene definito. Ad esempio Luigi penserà che sia stato rotto con un sasso. Oppure Luigi potrebbe pensare che Marco ha rotto la maniglia della finestra e gli è rimasta in mano, o qualsiasi altra struttura profonda che si coniughi a quella struttura superficiale. I politici conoscono ed usano questo meccanismo. Raccontano in televisione “dobbiamo dare più potere alle donne”. Dato che a questa struttura superficiale è possibile ricondurre molte strutture profonde, gli spettatori annuiranno. Ognuno intuirà la struttura profonda, che però sarà nella maggior parte dei casi diversa da quello che il politico ha in mente. Il politico ha conquistato molti più elettori con quella frase, invece di esternare le sue vere intenzioni: “dobbiamo fare una legge che permetta di prendere il cognome della mamma”. Con quest’ultima frase avrebbe trovato maggiore resistenza da parte degli ascoltatori.

Due strutture superficiali, quindi, possono coesistere pur riferendosi a due strutture profonde diverse. Per un politico è un bene :) , nella comunicazione bisogna prestarci attenzione. (continua…)

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Come essere una donna irresistibile by Tatiana
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