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Nell’articolo precedente abbiamo parlato del sonno, di quanto sia importante per i bambini e come aiutarli ad affrontare il momento della nanna in modo privo di traumi per tutta la famiglia.

Ma che succede se il sonno non arriva? Che succede se il bambino si sveglia di notte, magari piangendo a dirotto, e niente di quello che facciamo riesce a persuaderlo a riaddormentarsi? Che succede se tutte le sere, al momento di andare a dormire, arrivano capricci terrificanti per rimanere ancora un po’ alzati?

Nel mio ebook “Diventare Papà“, parlo del sonno come una delle tre leve del potere, ed in effetti, a giudicare dai risultati che ho visto, dove intere famiglie sono state devastate da un piccoletto apparentemente privo di bisogno di dormire, è un potere che fa paura!

Ma a tutto c’è rimedio, quindi vediamo un po’ come possiamo sistemare le cose. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra bambini molto piccoli (da neonati a circa 6 mesi di vita), bambini dai sei mesi a due anni e infine bambini dai due anni in poi.

Per noi adulti, abituati a convincere la gente a parole, minacce, suppliche o altro, quando stiamo trattando con un neonato, privo della capacità di parlare, ci sembra di essere perduti. Come possiamo mai far capire a quel mostriciattolo urlante che lui ha bisogno di dormire (e ce l’abbiamo anche noi!) e quindi si deve calmare, chiudere gli occhi e addormentarsi, visto che non possiamo dirglielo in nessun modo? In realtà un sistema per comunicare con il bambino c’è, solo che in questi momenti di stress spesso tendiamo a dimenticarlo.

Sicuramente vi sarà capitato di dare vostro figlio in braccio a qualche persona che non vi ispirava molta fiducia, quasi sperando che il bambino piangesse per poterlo riprendere. Non vi dovreste sorprendere che nella maggior parte delle volte succeda proprio questo. Oppure di prendere voi un bambino, però in maniera insicura ed impacciata pensando “io non sono capace a tenere i bambini” e poi rimanere male nel constatare che è proprio così, dato che il piccolo di solito scoppia a piangere quasi subito. Telepatia? ESP? Non possiamo escluderlo con sicurezza ma per le menti più razionali c’è una spiegazione più concreta: il bambino che non ha ancora sviluppato capacità di linguaggio, “pensa per immagini”, al contrario di noi adulti che “pensiamo per parole”. Per captare il mondo esterno si affida alle immagini e alle sensazioni, quindi affina le sue percezioni, sintonizzandosi sulle emozioni degli adulti intorno a lui.

Ecco quindi che quando la mamma o il papà sono nervosi, preoccupati, arrabbiati o presi da qualcosa che in qualche modo li turba, anche il piccolo muta di umore: piange, non sopporta i rumori, si agita e si spaventa più facilmente. Gli adulti che si rendono conto di questo tipo di legame possono approfittarne. Ecco allora che se il bimbo piange disperato è inutile andare nel panico, innervosirsi o brontolare perché non si calma. Inutile pensare “porca miseria, proprio adesso che c’è la partita” (oppure gli amici, oppure la moglie particolarmente “disponibile” in questo momento).

Al contrario, respirare profondamente, sorridere parlando gentilmente al bambino, pensare intensamente e sinceramente che voi non volete stare da nessuna altra parte in questo momento, che siete disposti a stare tutto il tempo che serve proprio qui, insieme a lui,  a tranquillizzarlo, di solito funziona. Il bambino percepisce la calma che irradia dall’adulto e presto smette di piangere e si addormenta. Può aiutare, in caso di rumori non evitabili come quando ci sono ospiti in casa, portarlo in una stanza separata, meglio se proprio la sua cameretta, dove mettere in pratica tutte queste cose.

La cosa cambia quando il bambino cresce, dato che con l’aumentare dell’età aumenta anche la capacità di “fare il furbo”. Capisce che se si sveglia e vi chiama, guarda caso poi capita che voi passate un po’ di tempo “extra” insieme a lui, magari giocando un po’, portandolo a spasso per la casa o addirittura nel lettone insieme a mamma e papà. Chiamatelo fesso se non se ne approfitta!

Queste cose di solito si risolvono con un po’ di prevenzione: svegliate il bambino alla solita ora la mattina dopo ed evitare di farlo dormire di più il pomeriggio. Nel solito rito della sera prolungate un po’ il bagnetto rilassante. Tutto questo contribuisce a fornire un sonno di buona qualità durante la notte. Se questo non basta, il giorno dopo provate in aggiunta a queste cose anche a diminuire il sonnellino pomeridiano di una mezzora, probabilmente si riposa troppo durante il pomeriggio e la sera vuole fare festa. Diminuite gli zuccheri, soprattutto la sera, ed evitate i giochi troppo scatenati prima della nanna: l’adrenalina che si sviluppa durante questi momenti poi rimane in circolo per parecchio. Succede alla fine che voi vi siete stancati per farlo giocare e lui è più sveglio di prima…

Se continua a svegliarsi (e non ci sono problemi di salute che possano causare questi risvegli notturni) c’è un metodo che funziona, ma richiede decisione da parte di entrambi i genitori. Ne parlo diffusamente nel mio ebook, vi invito a consultarlo in caso foste interessati.

Quando invece il bambino è più grandicello potete finalmente parlare con lui e convincerlo ad andare a dormire, anche se secondo lui non è ancora ora o se non ha sonno. Sempre usando la gentilezza spiegategli che se non dorme adesso, poi domani non avrà la forza di giocare con i suoi amici; che se lui sarà troppo stanco loro si prenderanno i giocattoli migliori e cose simili. Ditegli (tanto è la verità) che se dorme un po’ di più potrà crescere meglio e diventare più grande e più in fretta dei suoi amici che non dormono mai. Spiegategli anche che se lui sta sveglio, anche voi non potete dormire e il giorno dopo il vostro capo vi sgriderà.

Se tutto questo non lo convince però siate irremovibili. Potete provare un compromesso: lui si mette il pigiamino e si sdraia nel suo letto. Voi rimarrete un pochino lì vicino per fargli compagnia e chiacchierare un po’ insieme. Forse ha solo voglia di raccontarvi la sua giornata se non ha potuto farlo prima: in questo caso modificate un po’ il rito della sera (va fatta sempre qualche modifica man mano che il bimbo cresce) per ritagliare un po’ di tempo per fare due chiacchiere ma sempre dopo che si è messo nel suo letto. Man mano che parlate rallentate il ritmo, usate una voce calma e accompagnate il tutto con qualche carezza, vedrete che non sarà in grado di resistere al sonno.

In nessun caso dovete farvi convincere a farlo dormire nel lettone, nemmeno soltanto per farlo addormentare. Dormire nel letto con i genitori, oltre a tutti i problemi psicologici di cui potrà soffrire da grande (esiste molta documentazione in rete, vi invito a leggere qualcosa se siete interessati ad approfondire), porta problemi anche alla coppia: come è possibile definire una “famiglia” quella dove il papà dorme sul divano e il figlio nel letto con la mamma? Non ci dovremo stupire troppo se poi i genitori un giorno si separeranno, visto che hanno perso la loro comune intimità.

Come ultima cosa ricordate che alla fine, in casa, è l’adulto che decide. Se il bambino proprio non ne vuole sapere di andare a dormire, allora è il momento di agire: prendetelo con decisione (ma senza violenza), portatelo nella sua cameretta e mettetelo nel letto. Fa niente se piange un po’: una volta che lo avrete messo lì sdraiato il sonno arriverà presto.  Sappiate che è molto difficile per un bambino rimanere sveglio in una stanza buia senza giochi da fare! Un bambino che piange un po’ prima di addormentarsi non è uno spettacolo piacevole, ma sicuramente meglio di un bambino che gioca, corre, salta, va sul triciclo fino a notte fonda prima di crollare a terra addormentato per esaurimento totale delle energie.

Una volta che avrà capito che a una certa ora si fa la nanna, succeda quel che succeda, si abituerà, i pianti finiranno e un giorno avrete la grande soddisfazione si sentirlo dire senza averlo sollecitato in nessun modo: “buonanotte, io ho sonno e vado a dormire!”.
Untitled di nene_nabou, su Flickr

Laureato in risultati (ma anche in Matematica con indirizzo Informatico alla Sapienza di Roma), attualmente coltivo la mia passione per l'informatica facendo l'IT Manager presso un broadcaster televisivo nazionale e parallelamente mi diverto a scrivere.

Fin dagli anni 90 mi sono interessato di PNL leggendo quasi tutti i libri pubblicati nel settore. Nel 2003 ho finalmente completato il percorso formativo di NLP Master Pratictioneer studiando con Alessio Roberti e Claudio Belotti e da allora ho continuato a studiare e ad imparare come applicare queste tecniche nella vita di tutti i giorni.
Dopo numerose esperienze negli anni come formatore, anche nel campo della scuola pubblica e in corsi presso la Regione Lazio, mi sono reso conto che mi piaceva "insegnare" alle persone, non soltanto la materia ma anche come "farsela piacere" e che di solito questo mi riusciva bene! Da qui il nuovo interesse per la scienza dell'educazione, applicata alle tecniche di PNL.
Nel 2011 ho pubblicato con Bruno Editore l'ebook "Diventare papà" in cui ho raccolto consigli, trucchi e suggerimenti per i poveri papà in erba, ignorati dalla manualistica tradizionale, di solito orientata a produrre libri dedicati esclusivamente alle mamme.
Il mio motto è una frase di Yoda (Star Wars): "C'è FARE e NON FARE, non c'è PROVARE!"