Google Finance FTSE 100 graph
Un’applicazione pratica della forza relativa (che abbiamo introdotto nel precedente articolo) è costituita dalle cosidette strategie di momentum: ovvero quelle strategie che basano la selezione dei titoli in cui investire sulla variazione percentuale in un certo arco temporale.
A partire dalla metà degli anni ’80 si è formata una vasta letteratura che esplora le strategie di investimento basate sulla forza relativa applicandole a singoli titoli piuttosto che a indici settoriali, oppure utilizzandole per determinare una rotazione tra le varie asset class di investimento.
Lo scopo è la ricerca di una strategia che permetta ad un investitore di ottenere, mediante un’applicazione disciplinata e metodica di determinate regole, ritorni mediamente superiori di un indice di riferimento o benchmark.

Jegadeesh e Titman (1993) descrivono la persistenza del trend nel medio periodo dimostrando che un portafoglio di winners (titoli con la migliore variazione percentuale tra 3 e 12 mesi) tendono, sul medesimo orizzonte temporale, a ottenere performance migliori di titoli che nel passato hanno ottenuto ritorni più bassi. La strategia proposta suggerisce di comprare i titoli che in un dato periodo (1, 3, 6, 12 mesi) hanno ottenuto la miglior performance (top decile) e tenerli in portafoglio per un’analoga durata e, contemporaneamente andare corti sui titoli che hanno registrato la performance peggiore.

Precedentemente altri due professori di economia, De Bondt e Thaler (1985), erano arrivati alla conclusione opposta basandosi però su un orizzonte temporale molto più lungo: i due suggerirono che azioni che hanno conseguito una debole performance nei 3 – 5 anni passati tendono a “sovraperformare” il mercato nei 3 – 5 anni successivi.

Rouwenhorst (Yale, 1996), riprende le metodologie di Jegadeesh e Titman e documenta la persistenza dei rendimenti analizzando i titoli che compongono 12 indici azionari europei. La sua indagine, che copre il periodo tra il 1980 e il 1995 dimostra che un portafoglio di winners (i migliori titoli a 12 mesi) “sovraperforma” un portafoglio di losers (i titoli peggiori) mediamente di un punto percentuale per ogni mese.
Sempre Jegadeesh e Titman (Momentum, 2001) implementano la strategia basandosi sia sul momentum dei prezzi sia su quello degli utili.

Mebane Faber (Relative Strength Strategies for Investing, 2010) applica con successo queste strategie a intere classi di investimento, indici settoriali e fondi comuni, implementandole con l’introduzione di semplici regole di hedging (hedging dinamico, tramite l’utilizzo di medie mobili oppure ‘market neutral’ tramite la vendita short di strumenti di copertura): tramite queste tecniche riesce, in parte, a ridurre la volatilità anche se a costo di una minor performance assoluta.

Le conclusioni cui si arriva dopo la lettura di questi e altri studi (ce ne sono veramente tanti) sono le seguenti:

  1. Le strategie di momentum rialziste sono più profittevoli di quelle ribassiste;
  2. Il momentum degli utili (earnings momentum) e quello dei prezzi (price momentum) sono due cose distinte: una combinazione delle due strategie consente di ottenere risultati significativi;
  3. La correlazione tra indici o azioni è maggiore nelle fasi di mercato ribassista che in quelle di mercato rialzista;
  4. Le strategie di momentum non sono prive di rischio: non avendo lo scopo di ottenere risultati positivi ma solo quello di ottenere risultati migliori del mercato possono comunque esporre a fasi negative anche di significativa durata.

Quello che propongo, illustrato nel grafico che segue, è il risultato di un portafoglio costruito mediante le metodologie sin qui illustrate e applicate all’indice FTSE MIB a partire da luglio 2009:

 

I portafogli (reali) sono composti dai titoli con la miglior performance trimestrale e mantenuti costanti per i 3 mesi successivi.
Si tratta di una metodologia piuttosto semplice e alla portata di un investitore individuale che non voglia complicarsi la vita con tecniche di hedging e operatività short ottenendo comunque risultati superiori al semplice buy and hold.

Piero Patuelli
Immagine: “Google Finance FTSE 100 graph di Phil Gyford, su Flickr”

Consulente finanziario presso un primario gruppo nazionale e velista. Mio nonno, invece, faceva il falegname. Dalla sua bottega uscivano piccoli mobili e utensili per l’uso quotidiano destinati ad una clientela estremamente esigente: piccoli artigiani e agricoltori che da quegli oggetti traevano di che sostentarsi e realizzare i propri progetti. Con la stessa cura con cui ora io mi propongo di affiancare i miei clienti nelle scelte di investimento e gestione dei propri risparmi. Anche, e soprattutto, quando i tempi non consentono una facile navigazione.