Dylan asleep on his feet

L’importanza del sonno per i nostri bambini

Guardiamo in faccia la realtà: dormire è una perdita di tempo. Quante cose potremmo fare se potessimo evitare di dormire, la durata soggettiva della nostra vita quasi raddoppierebbe. Nel tempo che normalmente passiamo a dormire potremmo giocare, leggere, uscire con gli amici e tanto altro…

Allora perché ci meravigliamo se i nostri figli vogliono stare svegli più a lungo? Perché ci lamentiamo se la sera preferiscono giocare fino a quando cadono a terra per sopravvenuta crisi energetica?

Ovviamente sto scherzando. Che gli adulti, entro certi limiti, possano fare a meno del sonno è del tutto vero. Per i bambini però è un’altra storia: permettere loro di dormire meno di 9-10 ore a notte incide sul loro sviluppo fisico, oltre che su quello mentale.

Un bambino che dorme troppo poco o che dorme in maniera irregolare ha una prontezza di riflessi, una capacità di apprendere ed un’energia fisica minore di altri che invece dormono a sufficienza.

Quindi, se teniamo ai nostri figli, invece di lasciarli allo stato brado, invece di abbandonarli a cavarsela da soli nella sfida con il sonno, dobbiamo insegnare loro a dormire correttamente.

Quando i bambini hanno pochi giorni di vita dormono per la maggior parte del tempo (anche fino a 22 ore al giorno!) ma con il passare del tempo l’ambiente circostante e la maggiore energia di cui dispongono cominciano ad influire su di loro e ad attirare la loro attenzione. In questa situazione il piccolo non conosce la differenza tra il giorno e la notte e può capitare che cominci a dormire di giorno e a stare sveglio e arzillo (magari piangendo) durante la notte. Compito nostro aiutarlo a capire la differenza, con pochi, semplici accorgimenti.

Innanzitutto evitare di far dormire il piccolo durante il giorno dentro una “campana di vetro”: ci sono genitori che camminano in punta di piedi, tolgono la suoneria al telefono e al campanello, sussurrano più piano di quando sono in chiesa, chiudono le tapparelle per fare buio  e in generale fanno di tutto per non disturbare il sonno del principino. Come diamine può il bambino, in questo modo, riuscire a capire che il giorno e la notte sono diversi? Allora, per chiarirgli le idee, quando dorme durante il giorno mettetelo in una stanza dove si fa vita normale, dove c’è musica, televisione accesa, altri bambini che giocano. Mettetelo alla luce del sole (che oltretutto lo fa crescere meglio), parlate, urlate se ne avete necessità.

La sera invece, quando arriva il buio, passate alla “modalità silenziosa” e, se potete farlo senza perderlo di vista (i bambini fino a sei mesi andrebbero controllati ogni tanto mentre dormono), mettetelo a dormire in una camera a parte, meglio se in una camera da letto.

Quando si sveglia e lo allattate o gli cambiate il pannolino, giocate e ridete con lui durante il giorno, ma riservategli un comportamento tipo “solo comunicazioni di servizio” (poppata, cambio e poi nella culla, niente chiacchiere) durante la notte.

In questo modo, tempo pochi giorni e capirà la differenza e si adatterà. Se vi fa piacere fatelo addormentare pure in braccio ma alla fine mettetelo nella sua culla: è pericoloso far dormire un neonato nel letto con i genitori, potrebbe venire soffocato inavvertitamente da uno dei due durante il sonno!

Man mano che il bambino cresce, il tempo di veglia aumenterà progressivamente per arrivare, verso i tre anni, ad arrivare a dormire soltanto di notte. Quando il bambino ha superato i sei mesi è pronto per imparare il passo successivo: la sera ad una certa ora (sempre la stessa, minuto più minuto meno) si va a dormire!

Ma in questo periodo c’è un’altra cosa da tenere in considerazione: dato che ora il bambino comincia ad essere abbastanza grande da capire la differenza tra sonno e veglia, per lui è una preoccupazione andare a dormire! Durante il sonno tutto quello che conosce, tutto quello che ama, “svanisce” nel nulla e lui non può essere sicuro che tutto ritornerà normale al suo risveglio. Anzi, come fa ad essere sicuro di svegliarsi? Per lui dormire è un po’ come morire!

Per aiutarlo in questo tragico distacco, possiamo elaborare una specie di rituale serale, a metà tra cerimonia e gioco, da svolgere con calma e senza esagerare nel gioco (altrimenti poi si agita e il sonno se ne va) ma da tenere il più possibile costante ed immutata ogni sera. Un bel bagnetto caldo per rilassare, un po’ di latte se lo gradisce, il pigiamino e poi una rapida passeggiata per la casa per “salutare” le persone e le cose preferite: buona notte a papà (o a mamma), buona notte al cagnolino, buona notte al cavallino a dondolo, buona notte scaffale dei giocattoli… man mano ci si avvicina al lettino e alla fine giù, pronto per dormire! A questo punto armatevi di pazienza e rimanete un po’ vicini al piccolo, magari facendogli qualche carezza rassicurante, fino a che si addormenterà.

Attenzione a non elaborare un rituale troppo lungo o troppo complicato.

Tenete a mente che dovreste essere in grado di farlo anche quando siete a casa di amici o in vacanza in hotel (a questo proposito portate insieme a voi alcuni suoi giocattoli preferiti in modo da poterli “salutare”) quindi evitate magari la passeggiata in giardino o l’orso di peluche alto due metri! Lo svolgersi di questo rito serale aiuta il bambino ad acquisire sicurezza, gli conferma che il giocattolo salutato la sera prima è ancora lì la mattina dopo e che alla fine, andare a dormire, non è terribile come credeva!

Se manterrete la costanza di fare questo tutte le sere, sicuramente impegnerete almeno un’ora del vostro tempo, dal bagnetto al sonno, ma vi rimarrà tutto il resto della sera per voi e per il resto della famiglia.

Potete far finta di costituire una “banca del tempo” in cui, sera dopo sera, mettete un’ora della vostra vita: vi assicuro che è un investimento di cui non vi pentirete.

Nel prossimo articolo parleremo dei “problemi della nanna” e di come far loro fronte. Nel frattempo, buon riposo!
Immagine: Dylan asleep on his feet di Brianfit, su Flickr

Laureato in risultati (ma anche in Matematica con indirizzo Informatico alla Sapienza di Roma), attualmente coltivo la mia passione per l'informatica facendo l'IT Manager presso un broadcaster televisivo nazionale e parallelamente mi diverto a scrivere.

Fin dagli anni 90 mi sono interessato di PNL leggendo quasi tutti i libri pubblicati nel settore. Nel 2003 ho finalmente completato il percorso formativo di NLP Master Pratictioneer studiando con Alessio Roberti e Claudio Belotti e da allora ho continuato a studiare e ad imparare come applicare queste tecniche nella vita di tutti i giorni.
Dopo numerose esperienze negli anni come formatore, anche nel campo della scuola pubblica e in corsi presso la Regione Lazio, mi sono reso conto che mi piaceva "insegnare" alle persone, non soltanto la materia ma anche come "farsela piacere" e che di solito questo mi riusciva bene! Da qui il nuovo interesse per la scienza dell'educazione, applicata alle tecniche di PNL.
Nel 2011 ho pubblicato con Bruno Editore l'ebook "Diventare papà" in cui ho raccolto consigli, trucchi e suggerimenti per i poveri papà in erba, ignorati dalla manualistica tradizionale, di solito orientata a produrre libri dedicati esclusivamente alle mamme.
Il mio motto è una frase di Yoda (Star Wars): "C'è FARE e NON FARE, non c'è PROVARE!"