Crescere
Non so voi, ma a me, guardandomi intorno e vedendo come vengono trattati alcuni bambini, a volte capita di pensare come mai le persone decidano di mettere al mondo dei figli.

La continuazione della specie? Il desiderio di immortalità, almeno nella continuazione del proprio sangue? Qualcuno a cui lasciare le proprie cose?  Oppure, forse, per avere qualcuno da accudire, che dipenda in tutto e per tutto da loro e che li ami nonostante venga spesso trattato male? Ma a questo provvede meglio, con più fedeltà e devozione, un bel cucciolo di cane, che per tutta la vita sarà dipendente dal suo padrone e lo amerà alla follia per sempre, indipendentemente dalle cure che lui/lei vorrà concedergli!

Di motivi possibili, tutti più o meno prevalentemente egoistici, ne possiamo trovare tanti, ma possiamo fare il bene dei nostri figli (e anche dell’umanità, se vogliamo essere generosi fino in fondo) soltanto se pensiamo di mettere al mondo dei figli per poter crescere dei futuri adulti che siano il più possibile felici,  in gamba, sicuri di sé e in grado di cavarsela nelle avversità del mondo esterno.

Mi rendo conto che la vita odierna è molto frenetica e stressante e che crescere un figlio a volte prende i genitori in una specie di “vortice” di impegni, scadenze, riposo mancato, pensieri riguardo il futuro, ansie per oggi, e tanto, tanto altro. Questo fa perdere di vista l’obiettivo e ci si ritrova ad andare avanti “a tentoni”…

Ecco allora che, una volta trovata una “soluzione” che funziona, si tende ad utilizzarla sempre: il piccolo mangia le patate ma non gli spinaci? Allora io preparo sempre patate così non perdo tempo. Se trova i vestiti sul letto la mattina si veste in fretta? Allora mi alzo prima e li preparo. Non si veste abbastanza in fretta? Allora mi alzo ancora prima e vado a vestirlo, anche se oramai va alle scuole medie! E così via, e così via, giorno dopo giorno, dopo giorno…

In questo modo non ci si accorge che il tempo sta passando e il bambino cresce.

Quello che andava bene quando era piccolo ora forse va modificato, forse addirittura sostituito, non solo per il bene del bambino, ma spesso anche per quello del genitore!

Ma come possiamo fare? Come possiamo smettere di fornire cure ai nostri poveri bambini senza farli soffrire, senza sentirci in colpa?

Tenete a mente che il principio del “medico pietoso che fa infettare la ferita” è applicabile in molti campi dell’educazione dei figli: una cosa che al momento causa un piccolo dolore, ne evita uno più grande in futuro (o viceversa, a seconda di come scegliete di comportarvi). Quando il bambino si fa male e la ferita ha necessità di essere pulita nonostante i suoi pianti disperati, che fate? La lasciate stare così il piccolo non soffre ulteriormente? Oppure indurite il vostro cuore e “spegnete” le orecchie per non sentire il pianto e procedete comunque? Ovviamente la prima scelta non causa altro dolore al piccolo (per ora) ma potrebbe causarne molto di più in futuro in caso di infezione, quindi la scelta giusta è la seconda.

La stessa cosa va applicata alle cure e ai “servizi” che facciamo ogni giorno ai nostri figli. Dobbiamo tenere a mente quale sia l’obiettivo finale, che è quello di crescere un futuro adulto. Se continuiamo sempre a fare tutto noi, quando imparerà? Come farà il giorno in cui noi non saremo insieme a lui a toglierlo dai pasticci?

Quindi, il piccolo va “responsabilizzato” giorno dopo giorno.

Affidategli dei piccoli compiti man mano che dimostra di esserne capace. Può trattarsi di scegliersi da solo i vestiti la mattina, oppure di metterli a posto la sera quando si sveste. Dargli un cucchiaio per mangiare all’inizio, una forchetta quando sarà capace di non infilarsela nell’occhio e un coltello poco tagliente ancora più in là, man mano che la sua capacità di controllo aumenterà.

Quando avrà imparato a camminare bene e vi chiederà più indipendenza, concedetegli di camminare vicino a voi senza tenerlo per mano. Magari fatelo in un ambiente “controllato” come può essere una spiaggia, una strada poco trafficata con un marciapiede sufficientemente largo, o un centro commerciale. Quando sarà abbastanza grande, permettetegli di attraversare la strada da solo, sempre sotto la vostra supervisione. Attenzione: “quando sarà abbastanza grande” non coincide con la maggiore età!
Io ricordo di avere attraversato da solo (in una strada trafficata e in una grande città) quando avevo circa otto anni, ma lo facevo anche in prima elementare quando andavo a  scuola, visto che nella strada di casa mia non passavano molte macchine.

Se non abitate in una zona pericolosa e il tragitto non è troppo lungo, qualche volta fatelo andare o tornare da solo da scuola, o a casa di qualche amico. Tenete sempre a mente che se gli proibite di fare una cosa per sfiducia nei suoi confronti quando invece lui è pronto a poterla fare, questa cosa diventerà una tentazione irresistibile per lui e alla fine la farà lo stesso, ma lontano dai vostri occhi e con il rischio di farsi male. Quando mio figlio aveva sei o sette anni ha manifestato il desiderio di aiutarmi a tagliare l’erba del giardino spingendo lui il tagliaerbe. Avrei potuto dirgli che era “troppo piccolo per farlo” ma non l’ho fatto. Gli ho spiegato bene come andava spinto, come tenersi lontano dalla lama e come fosse pericolosa, e poi stando vicino a lui gli ho avviato il motore e l’ho fatto provare. Il risultato è stata una striscia di prato tagliata sicuramente peggio rispetto a come avrei potuto fare io, però la sua felicità è stata grandissima! Oltretutto, data la fatica che ha fatto, ha capito da solo che “era troppo piccolo” e ancora non poteva farlo completamente da solo e dopo un po’ si è fermato e ha rinunciato ad andare avanti, ma l’importante è che ha fatto questa scelta da solo con completa responsabilità. Crescendo ha voluto riprovare di tanto in tanto e ora che è abbastanza grande a volte mi aiuta, con grande soddisfazione di entrambi. Forse, se quel giorno gli avessi negato di provare, avrebbe cercato l’occasione di avviare da solo il tagliaerba quando io non guardavo, con il risultato di farsi saltare via una gamba!

Ricordatevi di lodarlo quando farà bene e di spiegargli i pericoli e gli errori quando non lo farà, ma senza mortificarlo. Deve essere una continua crescita personale del bambino, guidata dall’occhio esperto del genitore, pronto a fornire supporto in caso di necessità, ma costringendosi con tutte le forze a non darlo, per permettere al bambino di fare da solo e di aumentare le proprie capacità e la propria autostima.

Alla fine la vostra ricompensa sarà la soddisfazione di avere un figlio che se la sa cavare nella vita; che ricorrerà comunque a voi per avere consigli su quanto non è ancora in grado di affrontare, perché saprà che su di voi “si può contare” e che “gli date fiducia”. Chi invece si sforza di “servire” i propri figli e di liberarli da ogni piccola preoccupazione potrà un giorno avere l’amara sorpresa di venire messo da parte da un figlio ribelle che lotterà con tutte le sue forse per affermare la propria indipendenza, e non si sognerà nemmeno di chiedere consigli ai genitori per timore di ricadere sotto le loro invadenti grinfie…

Scegliete voi che cosa è meglio…

Francesco De Menna
Immagine: “Crescere di rotgas, su Flickr”

Laureato in risultati (ma anche in Matematica con indirizzo Informatico alla Sapienza di Roma), attualmente coltivo la mia passione per l'informatica facendo l'IT Manager presso un broadcaster televisivo nazionale e parallelamente mi diverto a scrivere.

Fin dagli anni 90 mi sono interessato di PNL leggendo quasi tutti i libri pubblicati nel settore. Nel 2003 ho finalmente completato il percorso formativo di NLP Master Pratictioneer studiando con Alessio Roberti e Claudio Belotti e da allora ho continuato a studiare e ad imparare come applicare queste tecniche nella vita di tutti i giorni.
Dopo numerose esperienze negli anni come formatore, anche nel campo della scuola pubblica e in corsi presso la Regione Lazio, mi sono reso conto che mi piaceva "insegnare" alle persone, non soltanto la materia ma anche come "farsela piacere" e che di solito questo mi riusciva bene! Da qui il nuovo interesse per la scienza dell'educazione, applicata alle tecniche di PNL.
Nel 2011 ho pubblicato con Bruno Editore l'ebook "Diventare papà" in cui ho raccolto consigli, trucchi e suggerimenti per i poveri papà in erba, ignorati dalla manualistica tradizionale, di solito orientata a produrre libri dedicati esclusivamente alle mamme.
Il mio motto è una frase di Yoda (Star Wars): "C'è FARE e NON FARE, non c'è PROVARE!"