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Urban life coaching 10: Cappuccino, croissant e nuovi propositi

Quella mattina Luca aveva messo la sveglia una ventina di minuti prima. Prima di accendere la radio, per il notiziario delle ore 8, si era seduto nella quiete della sua stanzetta insonorizzata con una tazza di tè fumante e qualcosa di motivante da leggere. Nutrire la propria mente con delle buone letture non solo lo predisponeva nello stato d’animo giusto ma influenzava tutto il suo comportamento per il resto della giornata.  Nelle sue “letture rubate” Luca si era imbattuto  nel Dott. Denis Waitley  e nella psicologia motivazionale.  Secondo questo autore spesso diventiamo così abili nel  sottolineare i nostri difetti e nell’identificare i nostri errori che dimentichiamo di dire a noi stessi se siamo o meno  sulla strada giusta. E’ più produttivo individuare le abitudini che  possono essere cambiate in positivo e tracciare il nostro progresso. Provare  a vivere nuove e sane abitudini non è però così facile. Certo si può fare bene le prime volte ma è necessario darsi dei feedback regolari per monitorare il rendimento e rafforzare se stessi positivamente. 

Il segreto  per essere motivati  è quello  di onorare i propri sforzi su base quotidiana  e tenere il risultato finale in vista.

Secondo il Dott. Waitley, durante la Seconda Guerra Mondiale venivano prodotti molti paracaduti.  Stare per ore dinanzi ad una macchina da cucire, su di un tessuto incolore, era piuttosto alienante. Ogni mattina veniva però ricordato alle operaie che ogni punto di cucitura era parte di una operazione di salvataggio. Pensare che il paracadute poteva essere  indossato dal marito, dal fratello o dal figlio le aiutava a fare meglio. Lo stesso andrebbe fatto con il nostro lavoro, bisogna dare al lavoro, qualunque esso sia, una valenza positiva che vada oltre la giornata.

Ogni cosa che fai  di buono, ogni stimolo e proposito positivo,  comportano benefici per la salute ed il benessere di adulti e bambini in tutto il mondo,  non solo in generale,  ma anche nello specifico.

A volte, però, è  auspicabile uscire dalla propria “zona confort” e assumere familiarità con l’ignoto se si vuole realizzare il proprio sogno oltre che essere motivati.

 Il notiziario della radio, delle ore 8, per Luca, sarebbe stato speciale… avrebbe annunciato i finalisti del Casting  per giovani promesse musicali. Luca rimase senza parole nell’apprendere,  in diretta, di essere stato scelto tra i 10 partecipanti, selezionati a seguito del Demo inviato dai concorrenti, a partecipare alla trasmissione televisiva musicale. In palio un contratto discografico importante, il sogno nel cassetto per molti musicisti. Luca aveva ora la possibilità di fare conoscere le sue percussioni, il suo modo speciale di creare la musica,  all’intera nazione e non vedeva l’ora di raccontarlo a Lidia. In un lampo, Luca capisce che per essere felici basta vivere la propria vita rispettando quello che si è , che in fondo non esiste la vita che si vorrebbe ma quella che esiste ora e da quella trarre il massimo. “Pronto Lidia, buongiorno…ho una notizia importante da comunicarti…ti andrebbe un cappuccino e un croissant, offro io! Dobbiamo festeggiare” Un attimo di attesa e Lidia risponde. “Va bene Luca, anch’io ho una cosa da dirti, cosa di poco conto, fa parte di alcuni esercizi di crescita personale… un piccolo progresso da festeggiare”

 La felicità per Lidia e Luca era appena iniziata  nel momento stesso in cui avevano chiuso la conversazione  e messo in carica i rispettivi telefonini.

Urban life coaching 9: Note di gratitudine

Lidia  era quel tipo di persona che aveva bisogno di avere tutto sotto controllo. Non era stato facile per lei addormentarsi quella notte. Concentrarsi sul suo respiro non le  era bastato per scivolare in quello stato silenzioso e  privo di pensieri tipico del sonno.  La  piacevole serata appena  trascorsa al concerto di beneficenza, la musica soave dei “7hills Gospel Choir”, lo stupore nel vedere quel disegno di Rita  che ritraeva un momento di coppia con Luca,  la facevano sentire viva,  gioiosa ed eccitata. Mentre stava ad occhi aperti nel suo letto, vedeva  fluttuare nell’aria, tutti quei piccoli dettagli che stavano cambiando la sua vita e, nel ringraziarli silenziosamente, si sentiva immensamente arricchita. Nelle sue  “letture rubate” aveva appreso su come pensare ai propri successi in termini di gratitudine e di quanto questo possa servire a restare in sintonia con tutte le persone alle quali doveva il successo. Coltivare  sentimenti di gratitudine per gesti di gentilezza ricevuti anche da sconosciuti può provocare uno strano piacere e di certo aumenta il benessere emozionale. Tutto ciò  che dobbiamo fare  quando si sperimenta la gratitudine è cercare per un attimo il bene e poi fermarsi anche  un piccolo momento a commentarlo. I versi “rubati”  di Phil Parker erano un mantra per  Lidia: “ E di per favore e grazie si tratta, due paroline e la magia è bell’è fatta. Se la tua vita vuoi migliorare, son queste due che devi imparare”

Quando ci si connette al cuore la creatività fluisce senza argini e una volta appreso di non aver bisogno di avere una scusa per essere grati si avrà in mano una chiave davvero  preziosa. Lidia aveva letto di  Robert Emmons e Michael McCullough, autori americani, e del potere della psicologia della gratitudine.

Questi autori riportano che i partecipanti del loro studio che per due mesi avevano mantenuto le liste di gratitudine erano quelli che avevano fatto più progressi nel raggiungimento di importanti obiettivi personali (accademici, interpersonali e salute) rispetto ai partecipanti che non avevano mantenuto le loro liste. A parità di emozioni spiacevoli, ancora una volta, i partecipanti che avevano effettuato un intervento di gratitudine quotidiano mostravano elevati livelli di stati positivi rispetto agli altri che avevano un focus maggiore sui fastidi. I partecipanti nella condizione di gratitudine ogni giorno erano più propensi a riferire di aver aiutato qualcuno con un problema personale o di aver offerto sostegno emotivo ad un altro. L’intervento di gratitudine ha mostrato ripercussioni positive anche in un campione di pazienti con malattie neuromuscolari che hanno beneficiato del trattamento maturando valutazioni più ottimistiche della loro vita e migliorando la quantità e la qualità del sonno. Anche nei bambini un pensiero riconoscente si trasforma in atteggiamenti più positivi verso la scuola e la famiglia.

Questi studi dimostravano, almeno secondo Lidia, come la gratitudine migliori la salute emotiva e fisica, e rafforzi le relazioni all’interno della comunità. Aveva già iniziato a seguire alcune delle strategie suggerite dagli autori, quali tenere un diario di gratitudine, preghiere di ringraziamento, apprendere ed usare un promemoria visivo.

Recitando ancora le parole di Emmons, “Senza la gratitudine, la vita può essere solitaria, deprimente e impoverita…la gratitudine arricchisce la vita umana. Si eleva, stimola, ispira e trasforma …” Lidia era consapevole che coltivare un atteggiamento di gratitudine era molto duro e a tratti a dir poco controfattuale.

Sempre Emmons, che a Lidia era piaciuto moltissimo, sottolineava la presenza di “un atteggiamento scelta.”  Quello che le persone dovrebbero fare secondo Emmons è l’abbandono della mentalità da vittima, l’abbandono del senso di diritto così come l’idea del meritarsi qualcosa. Essere grati sempre, perché nulla di quello che ci capita è dovuto.

Questo tipo di atteggiamento permette di affrontare le tragedie e le crisi.

Lidia aveva già iniziato a seguire le strategie  suggerite da Emmons e McCullogh. Sul suo diario doveva scrivere di Luca per cui essere grata. Il passo più difficile era poi comporre una lettera da consegnare. Un conto era ringraziare l’Universo per Luca, un conto era renderlo partecipe della sua gratitudine. Lidia era grata a Luca per la sua esistenza e per aver accettato il suo invito a cena anche se era  terribilmente spaventata da quello che il futuro l’attendeva, poco in linea con l’atteggiamento di gratitudine. Come Emmons stesso affermava “un atteggiamento grato è duro”…non solo, un atteggiamento grato a 360°, almeno per Lidia, era ancora impossibile.

Dieci segreti per il successo e l’armonia di W.Dyer’s

Durante il mio soggiorno estivo a Tallinn ho acquistato un libro del dott. Waiyne Dyer’s, autore di numerosi best-sellers sulla crescita personale. Il libro “10 secrets for success and inner peace” , tradotto anche in Italia con il titolo “Dieci segreti per il successo e l’armonia” edito dalla TEA edizioni, descrive dieci consigli utili per conseguire il successo e la pace interiore.

Il primo “segreto”, così come indicato da Dyer’s, consiste nell’avere una mente aperta a tutto ma attaccata a niente. Una mente aperta ci porta ad esplorare, a creare e inevitabilmente a crescere. Una mente chiusa ci lascia fuori da qualsiasi interpretazione creativa. Avere una mente aperta a tutto significa coltivare una mente pacifica, che irradi amore, praticando il perdono, e l’essere generosi, rispettando ogni forma di vita. Ma la carateristica più importante, consiste nel visualizzare noi stessi come se fossimo già in grado di fare tutto ciò che abbiamo immaginato precedentemente nella nostra mente. Gli attaccamenti sono invece la fonte di tutti i nostri problemi: schierarsi morbosamente in un partito, voler possedere qualcuno o qualcosa, vincere a tutti i costi, per essere visti dagli altri come superiori, queste sono tutte forme di attaccamento. La mente aperta resiste a questi attaccamenti e di conseguenza sperimenta la pace interiore e il successo.

Il secondo segreto che Dyer’s ci invita ad osservare è quello di non morire con la tua musica ancora dentro. Ciò significa avere il coraggio di chiedersi: “Qual’è il mio scopo nella vita?”
Sto vivendo davvero come il cuore mi comanda”? La tua voce interiore, la tua intuizione, ti parla invitando a suonare la musica che senti dentro di te, in modo che tu non muoia con essa. Ascolta il tuo compagno invisibile, esprimi la musica che senti, e ignora tutto ciò che gli altri intorno a te pensano rispetto a ciò che dovresti fare. Non sarai mai in pace con te stesso se non lascerai fluire la tua musica fuori da te, lasciandola giocare. Fai sapere al mondo perché sei qui, e fallo con passione.

Il terzo segreto è che non puoi dare ciò che non hai. Dyer’s in proposito si esprime dicendo: “What comes out is what’s inside”. Ciò che viene fuori è ciò che c’è dentro. Questo significa che ciò che emerge di noi è frutto di ciò che ci portiamo dentro, a partire dai nostri pensieri. I pensieri sono una forma di energia: si possono sintonizzare su basse frequenze o alte frequenze. Pensieri che riflettono bassa energia sono ad esempio la rabbia, l’odio, la vergogna, il senso di colpa e la paura.
Diversamente, amore, armonia gentilezza gioia e pace ci sintonizzano su alte frequenze. Ciò che diamo agli altri è quindi il risultato di ciò che abbiamo “vissuto” prima dentro di noi. Se il tuo proposito è di dare e servire gli altri, chiediti prima “Che cos’ho dentro?”, “Perché ho scelto di conservare questi tipi di energie dentro di me da dare agli altri?”.

Dyer’s prosegue indicando il quarto segreto per raggiungere il successo e l’amornia: abbracciare il silenzio come pratica quotidiana. Come sosteneva Pascal: “Tutte le miserie dell’uomo derivano dal non essere capaci di sedersi tranquillamente in una stanza da soli”. Abbiamo bisogno del silenzio per poter toccare la nostra anima. Il nostro senso di pace interiore dipende da come dedichiamo al silenzio parte delle nostre energie vitali, per ricaricare le batterie, rimuovere ansie e tensioni, sentendo la gioia di conoscere Dio e di sentirsi più vicini a tutta l’umanità.

A metà del nostro percorso, l’autore ci invita ad abbracciare la nostra storia personale, che come tale è unica e irripetibile, da vivere nel qui ed ora. Il quinto segreto ci invita ad aderire al concetto: “All you get is now”. Per spiegare l’importanza di vivere nel momento presente, Dyer’s ricorre alla metafora teatrale: “La tua vita è come una commedia con diversi atti. Alcuni dei personaggi che entrano in scena hanno un piccolo ruolo da recitare, altri un ruolo più importante. Alcuni sono furfanti, altri sono bravi ragazzi. Ma tutti loro sono necessari, altrimenti non reciterebbero nella commedia. Abbracciali tutti, e passa al prossimo atto”.

Il sesto segreto afferma che non puoi risolvere un problema con la stessa mente che l’ha creato. Per citare Cicerone: “Tutti gli uomini possono fare errori, ma solo un idiota persiste nei suoi errori”. Come suggerisce Dyer’s : “non hai un problema, è solo il pensare di averlo (…) se cambi idea potrai risolvere il tuo problema”. I problemi esistono come credenze della mente, credenze che all’occorenza possiamo decidere di cambiare. L’autore in proposito si esprime dicendo: “I problemi sono solo illusioni della mente che tendiamo a portarci in giro”.

Il settimo segreto afferma che non ci sono risentimenti giustificati, in quanto i risentimenti ci distruggono. Si muovono su basse frequenze e non ci permettono di vivere il presente serenamente. Per questo Dyer’s consiglia di smetterla di cercare occasioni per offenderci: comincia a diventare una persona che si rifiuta di essere offesa da uno persona qualsiasi, da qualsiasi cosa, o da qualsiasi insieme di circostanze. L’autore afferma che c’è solo una via per andare oltre il risentimento ed è quello del perdono.

L’ottavo segreto indica l’importanza di trattare già te stesso per come ti piacerebbe diventare Orienta i tuoi pensieri su ciò che vuoi diventare – un artista, un musicista, un programmatore di computer, un dentista – o qualsiasi altra cosa. Nei tuoi pensieri, comincia a descriverti come se avessi già tutte le competenze per fare queste cose. Non devi avere dubbi. Devi solo essere preciso nella tua visione. Quindi inizia a comportarti come se queste cose fossero già parte della tua realtà. Come un artista, la tua visione ti permette di disegnare ciò che desideri: più ti vedi come ciò che vuoi diventare, e più sei ispirato. E’ questa l’essenza dell’inspirazione: visualizzare già il futuro per come lo si desidera.

Il nono segreto è quello di vedere il tesoro dentro di noi: “We are divine creation of God”, scrive Dyer’s – “there is no place that God is not”. Ricordandoci che Dio dorme nei minerali, riposa nelle verdure, cammina negli animali, e dimora in noi, nei nostri pensieri. “You are a piece of God (…) you are the beloved. A miracle. A part of eternal perfection”. Anche se a volte ce lo dimentichiamo, siamo eternamente connessi alla sorgente, a quell’amore che non ci abbandona e che non si esaurisce mai.

Il decimo segreto indica che la saggezza è evitare tutti i pensieri che ci indeboliscono. La saggezza consiste nella capacità di monitorare noi stessi in ogni momento, di determinare il nostro stato interno e di rimuovere tutti quei pensieri che ci debilitano. Come già spiegato nel terzo segreto, i cinque pensieri base che ci indeboliscono, provocando in noi una risposta emotiva sono la vergogna, la colpa, l’apatia, la rabbia e la paura. Diversamente, la pace, l’amore, la gioia, l’accettazione, la volontà ci fortificano. Siamo noi a creare e “selezionare” i nostri pensieri… “it’s your choise!”.

Riepilogando, i dieci segreti proposti da Dyer‘s sono:

1- Abbi una mente aperta a tutto ma attaccata a niente;
2- Non morire con la tua musica ancora dentro;
3- Non puoi dare ciò che non hai;
4- Abbraccia il silenzio;
5- Abbraccia la tua storia personale;
6-Non puoi risolvere un problema con la stessa mente che l’ha creato;
7-Non ci sono risentimenti giustificati;
8- Tratta già te stesso per come ti piacerebbe diventare
9- Vedi il tuo tesoro dentro di te;
10-Saggezza è evitare tutti i pensieri che ti indeboliscono.

 

Urban life coaching 7: The Sound of Coaching

Il Coro era gioioso e  le loro voci potenti. Ascoltare  i “7 Hills  Gospel  Choir”, nel primo tempo dello spettacolo, è stata  una vera esperienza dell’anima. Quando hanno intonato  “O Happy Day” a cappella,  l’intero pubblico ha assistito  ad un vero e proprio  miracolo di gruppo.

“Quali sono gli ingredienti che fanno la differenza di un Coro rispetto ad un altro?  Cosa motiva e tiene unito un gruppo vocale?”… pensava Luca mentre batteva il ritmo a quel “Choir”, consapevole del loro impegno e dell’ottima performance in onore della “Locanda dei Girasoli” “Beh, la differenza la fanno i singoli coristi e molto probabilmente questo Coro sta raccogliendo i benefici di un lavoro di gruppo ben fatto” dice Luca riprendendo ad alta voce i suoi pensieri e rivolgendosi a Lidia durante la pausa del primo tempo. “E’ vero” replica Lidia “ma non basta, non è sufficiente”.  Lidia aveva appreso dalle “letture rubate” che ci si poteva  avvalere del  Team Coaching per intervenire sui gruppi e migliorarne la performance, la collaborazione e la realizzazione di progetti comuni.

Attraverso il Team Coaching, infatti,   si potevano,  rafforzare  le relazioni tra i membri del Team e l’impegno verso uno scopo comune, aumentare la chiarezza e l’allineamento dei ruoli e delle priorità, aumentare la coesione di squadra e il morale, ridurre o eliminare gli ostacoli alla prestazione,  utilizzare  i punti di forza del Team e soprattutto migliorare le comunicazioni di squadra. “L’intervento di Coaching facilita, ai singoli membri del Team, il passaggio da una visione centrata, sulle proprie competenze e sul proprio modo di pensare, ad una visione d’insieme delle competenze utili allo sviluppo del gruppo. Il Team Coaching viene utilizzato in genere in contesti aziendali, ma per la sua natura si sposa bene anche ai gruppi musicali perché aiuta a comprendere che, solo quando ci uniamo agli altri, i nostri doni diventano visibili” conclude Lidia soddisfatta della sua conoscenza “rubata” dallo stesso  scaffale di crescita personale condiviso con Luca.

“Non dimentichiamoci però  che presupposto  importante per il Team Coaching è la competenza ad individuare la leadership del Gruppo” interviene una ragazza  dai capelli biondi, tenuti su ad arte con una matita, seduta accanto a loro. “Scusate se mi intrometto, i vostri discorsi sono così  interessanti che non ho potuto fare a meno di ascoltare” “Piacere mi chiamo Rita, disegnatrice di fumetti” Rita stava spostando l’attenzione di Luca e Lidia verso un tassello importante del Coro “Il leader credibile è colui che sa come comprendere, far propri e condividere, un insieme di valori a tutto il Team, stimolandone il confronto. “Sono anch’io appassionata di coaching…e leggo spesso sull’argomento” “Avete osservato il loro Vocal Coach?” “Si vede e si sente, mentre dirige il Coro, come conosce profondamente i suoi coristi, stimolandone la vitalità” “Avete notato la sua capacità di guadagnarsi la fiducia dei coristi e del pubblico?” conclude Rita sistemandosi i capelli con quella matita particolare.

“Mi piace la tua matita nei capelli, è fashion” si congratula Lidia con Rita mentre Luca capisce che si stanno avventurando in uno di quei discorsi da donne dove non si parla altro che di accessori e dell’arte di combinarli. “Credo tu abbia ragione” continua Lidia “e chiaro come la motivazione sia un elemento chiave, nella misura in cui è specifico compito del leader quello di motivare”…. “Shhh sta iniziando il secondo tempo” dice Luca con tono di rimprovero alle ragazze. Mentre riprendendo la mano di Lidia nella sua,  volge lo sguardo nell’attesa di ascoltare il secondo tempo della performance…(continua)

Scopri la tua Vocazione

Which Way?
Se credi in un piano divino, qualche cosa di più superiore a te in Dio  nell’universo ti hanno visto e ti hanno dotato di doni e talenti progettati per te in modo esclusivo. Tu hai idee creatività negli ambiti specifici in cui hai la possibilità di eccellere.

Ma, allora, perchè così tante persone oggi non si sentono realizzate nella vita  perche si limitano ad andare a lavorare senza particolare interesse, cercando solo di guadagnarsi da vivere, bloccate in una carriera che a loro neppure piace.

La risposta è semplice: non inseguono i sogni e i desideri che sono disposti nel loro cuore.

Se non ci stiamo muovendo verso il destino assegnatoci, sempre che tu creda in un destino, la tensione e l’insoddisfazione esisteranno sempre nel profondo del nostro essere. Non passeranno col tempo; rimarranno per tutta la vita. Mi risulta difficile pensare a qualcosa di più tragico che giungere alla fine della vita sulla terra rendendosi conto di non avere davvero “vissuto”, di non essere diventati ciò che siamo creati per essere. Ti sei limitato a sopportare una vita nella media, anzi, mediocre. Sei arrivato in fondo ma hai vissuto senza passioni, entusiasmo, hai lasciato che il tuo potenziale interiore rimanesse inattivo.

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