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Individuare il trend

Uno degli adagi più noti (e uno di quelli più frequentemente ignorati) tra gli investitori suggerisce di non andare ‘contro’ il trend (‘don’t fight the trend’): purtroppo molto spesso, e molto dolorosamente, tanti risparmiatori decidono di aprire posizioni di investimento basandosi su valutazioni anche corrette ma sbagliando in maniera evidente il momento in cui tradurre in pratica queste decisioni.

Marc Mobius, gestore storico e ‘guru’ dei mercati emergenti non si pone questo problema: per lui il momento migliore per investire è quando ci sono soldi; per tanti altri invece non è così: andare contro il mercato spesso si rivela doloroso.

Cominciamo quindi a chiarire cosa si intende per trend.

Secondo Investopedia il trend è la direzione generale di un mercato o del prezzo di un asset.

Abitualmente definiamo il trend come una sequenza di massimi e minimi crescenti (o decrescenti).

E’ importante collocare il trend in un preciso orizzonte temporale: parleremo così di trend di lungo periodo, medio periodo e breve periodo; nel corso di un trend i prezzi non si muoveranno in maniera monotòna e costante in una direzione ma possono subire correzioni e aggiustamenti che chiameremo pull-back (o ritracciamenti) in un mercato rialzista oppure ‘rimbalzi’ se si verificano durante un mercato ribassista.

In sostanza, una volta individuato il trend principale (di lungo periodo) dovremmo essere in grado di comprendere se i movimenti contrari del mercato che si sviluppano su orizzonti temporali più brevi sono appunto degli ‘aggiustamenti’ oppure si tratta dei primi segnali di una inversione.

Personalmente, per individuare un trend e la sua direzione, utilizzo alcuni semplici indicatori:

Il primo è una media mobile dei prezzi: molto semplicemente si tratta della media delle chiusure delle ultime n sedute, dove n è adeguato all’orizzonte temporale su cui lavoro (abitualmente la chiusura settimanale): a questo punto se il prezzo staziona al di sopra delle medie di riferimento considero il trend positivo.

Abbiamo visto che, comunque, per definire un trend ci serve anche una sequenza di minimi e massimi crescenti (o decrescenti). Per questo è utile che il grafico che esaminiamo riporti anche il canale dei minimi e dei massimi: in questo caso avremo una rappresentazione della direzione che ha preso il prezzo più efficace e di semplice lettura rispetto al semplice grafico dei prezzi che normalmente riportano una maggior erraticità.

In ultimo dobbiamo valutare la ‘forza’ del trend e la sua capacità di continuare nel tempo.

Per questo trovo molto utile analizzare il cosidetto Rate of Change (abitualmente RoC) che altro non è se non la variazione percentuale del prezzo del titolo in esame sull’orizzonte temporale di riferimento.

In conclusione, a seconda dell’andamento dei prezzi in rapporto agli indicatori descritti avrò:

1) Trend laterale/accumulazione: è la fase che precede il rialzo, il momento in cui aprire una posizione di investimento su un titolo rappresenta il miglior rapporto rischio/rendimento. I prezzi si muovono tra la media a 13 e quella a 52 sedute; il canale dei massimi presenta dei valori decrescenti ma non si registrano nuovi minimi; il RoC è negativo ma superiore alla propria media mobile a 13 sedute;

2) Trend rialzista: i prezzi stazionano permanentemente al di sopra delle medie mobili a 13 e 52 sedute, il canale dei massimi/minimi registra nuovi massimi e nuovi minimi crescenti, il RoC è al di sopra della propria media a 13 sedute e positivo; in questa fase le sedute di ribasso, momentanee, vanno considerate come occasioni per aprire nuove posizioni o per incrementarne già esistenti.

3) Trend laterale/distribuzione: è la fase finale del trend rialzista; i prezzi possono ancora salire ma un ingresso in questa fase rappresenta un profilo rischio/rendimento poco soddisfacente per l’investitore. I prezzi si collocano tra le due medie (13 e 52 sedute); non si registrano nuovi massimi e i minimi possono ancora salire; il RoC è positivo ma sotto alla propria media a 13 sedute. E’ probabile assistere ad una correzione dei prezzi nel corso delle sedute successive.

4) Trend ribassista: i prezzi scendono al di sotto delle medie a 13 e 52 sedute, registriamo valori decrescenti sia nel canale dei massimi e dei minimi e il RoC è negativo e al di sotto della media a 13 sedute. I movimenti al rialzo dei prezzi in questa fase vanno considerati come momenti per alleggerire eventuali posizioni in essere oppure come occasioni, per gli investitori più evoluti, per impostare una operatività ‘short’ (ribassista).

Se operiamo questo tipo di analisi su strumenti complessi composti da più strumenti (indici, solitamente) possiamo trovare utile affiancare a questi indicatori anche gli indicatori di partecipazione che abbiamo esaminato in un precedente articolo.

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