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Mente quantica cos’è e come attivarla

Mente quantica cos’è e come attivarla

Negli ultimi anni l’interesse di tantissime persone per il mondo della fisica quantistica e della crescita personale è cresciuto tantissimo e i motivi sono tanti. La ragione principale è legata soprattutto alla diffusa consapevolezza che siamo noi esseri umani i creatori della nostra realtà e che per essere felici all’esterno dobbiamo comprendere e cambiare determinate dinamiche interiori.

Chiaramente questo mondo è molto complesso, ma grazie a Internet molte persone hanno avuto la possibilità di saperne molto di più. Il problema è che su alcuni argomenti c’è molta confusione e uno di questi è sicuramente la mente quantica.

Ma cos’è la mente quantica? Tecnicamente e letteralmente questa parola indica un processo elettrochimico e magnetico diverso dai classici processi biochimici che possiamo trovare nelle attività neurali del cervello umano.

Ma nella pratica cosa vuol dire tutto questo? Innanzitutto bisogna sapere una cosa fondamentale:il corpo e le cellule del sistema nervoso comunicano per merito di 2 sistemi di trasmissione. Uno di essi è caratterizzato da funzioni elettromagnetiche e si esprime grazie al tessuto connettivo che si trova nel cervello.

Questo sistema si dilata nel citoplasma dei nuclei delle cellule dei tessuti: per merito suo i segnali nervosi si estendono nel corpo. Inoltre  riesce ad avere un effetto impattante sulle cellule e sul Dna.

Invece il secondo sistema viene definito elettrochimico: esso ha la funzione di coordinare l’estensione dei neuro ormoni alle cellule nervose e al sangue.

Quest’ultimo sposta gli ormoni verso altri neuroni, che vanno ad interagire con i ricevitori delle membrane delle cellule. Nel momento in cui questi neurormoni andranno a collegarsi con le membrane, e nello specifico con i ricevitori proteici di esse, andranno a indurre dei cambiamenti nelle cellule.

La mente quantica quindi riesce ad integrare in maniera armonica entrambi i sistemi, tramite i quali, se utilizzati nella maniera giusta, si potrà entrare facilmente in quel fenomeno che si chiama legge quantistica di creazione della realtà!

 

Come attivare la mente quantica?

Gli step più importanti da seguire sono 3, che ora andremo a semplificare e sintetizzare. Innanzitutto è importante avere la consapevolezza e la comprensione sui propri pensieri e desideri.

Spesso infatti succede che purtroppo pensiamo di desiderare qualcosa ma è solo un’illusione: siamo bombardati di pensieri indotti che provengono dalla famiglia e dalla società che tendono a sviarci. Quindi sarà importante fare le domande giuste a noi stessi e scoprire se vogliamo veramente quella cosa e se sarà utile per la nostra evoluzione.

Altro aspetto importante riguarda la consapevolezza delle conseguenze e dell’impatto che avrebbe quel desiderio materializzato nella nostra vita.

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per avere quello che desideriamo? Siamo disposti a uscire dalla nostra comfort zone?

Il passo finale è quello più importante e quello più difficile da realizzare: sarà riuscire a immaginare e a visualizzare il desiderio come se si fosse già materializzato nella nostra vita.

Infatti, non basta immaginare con il pensiero razionale quello che vogliamo: serve anche l’emozione e anche il sentire. Se questo aspetto sarà fortemente attivato la forza elettromagnetica emessa nel mondo sarà enorme!

 

Conosci te stesso: il movimento della consapevolezza

drops of spring
La consapevolezza ci permette di discriminare e di prendere le giusta distanza dalle cose, una distanza che non è distacco mentale, non è controllo, né separazione, ma ci fa sentire in contatto con noi stessi e con ciò che abbiamo osservato e sperimentato.

Tale distanza, che è allo stesso tempo partecipazione e unione, va di pari passo con la comprensione. Che cos’è la comprensione? Comprendere vuol dire “prendere con sé”, ossia includere un fenomeno in noi stessi.

In quello spazio, non saremo più dipendenti da qualcosa a cui ci attacchiamo o da cui siamo in fuga, ma facciamo esperienza del movimento della vita, con amore.

La consapevolezza ci consente di accogliere, accettare spontaneamente e senza conflitto ciò che il momento presente ci porta, e di lasciarlo andare, per poi tornare a noi stessi arricchiti da una più profonda comprensione.

 

Il movimento della consapevolezza è dunque un movimento di inclusione,   niente viene escluso per reazione. Tutto trova il suo posto nella consapevolezza, e ciò ci rende liberi di scegliere ciò che è meglio per noi, non a scapito di qualcos’altro o di qualcun altro, ma perché di per sé è buono, ed è la nostra strada in quel momento.

Possiamo così integrare le esperienze, in modo da sentire che le abbiamo vissute veramente, che gli attimi non sono passati invano, ma che ne abbiamo tratto qualcosa: sicuramente, insegnamenti che ci rendono più saggi, ma c’è anche qualcos’altro. Qualcosa, o qualcuno, che ha reso possibile tutto ciò. Qualcosa o qualcuno che sta prima e dopo ogni cosa, ogni esperienza. Che ha vissuto, ha compreso, e ha lasciato andare, con amore. L’essere testimoni di tale movimento, ci fa accorgere in modi sempre nuovi che siamo questa consapevolezza.

Conosci te stesso: quale identità?

Conosci te stesso: quale identità?

Abbiamo appreso e sperimentato finalmente come è fatto un essere umano dal punto di vista spirituale, abbiamo preso consapevolezza di come siamo fatti: c’è un corpo fisico che sente, c’è una mente che pensa, c’è un’energia di cui sentiamo i movimenti attraverso le emozioni, e ci sono strumenti attraverso i quali prendere consapevolezza del processo di vita nel quale ci troviamo: l’attenzione, l’osservazione, l’intenzione.

In ogni istante in ognuno di noi c’è il potenziale per un avanzamento: l’esistenza ci offre l’opportunità per espandere ed elevare la nostra visuale delle cose, per comprendere più profondamente il grande mistero della vita, per imparare delle lezioni su chi siamo e dove siamo diretti. Ogni momento è disponibile per noi, sotto i nostri occhi, qualcosa di nuovo, un messaggio speciale diretto solo a noi. Che cosa ci permette di coglierlo? La nostra consapevolezza. Grazie ad essa, ci siamo. L’esistenza ci chiama e noi rispondiamo “presente!”.

La consapevolezza ci permette di testimoniare il processo evolutivo in cui siamo immersi. Senza la consapevolezza, gran parte di tale processo ci sfugge e noi “perdiamo il treno”.

Dove siamo quando non siamo presenti? Dove va la nostra attenzione quando, almeno apparentemente, manca all’appello la consapevolezza?

Se osserviamo, scopriamo che siamo la maggior parte del tempo identificati con la mente: nella nostra testa ci sono dei pensieri, e non ci rendiamo conto che non siamo noi a pensarli, ma bensì li facciamo nostri, perdendo così di vista che in quel momento stiamo esistendo a livelli più profondi, livelli che includono una vita più essenziale ed appagante.

Di chi sono i pensieri allora, e da dove vengono? Maestri spirituali ci hanno parlato di una pensosfera, una sorta di contenitore di tutte le forme-pensiero prodotte dall’umanità nella sua storia. La mente appartiene al passato. Con la nostra presenza siamo in grado di rinnovarla, di farla evolvere, se prendiamo consapevolezza dei pensieri che ci attraversano, anziché lasciarci prendere da essi passivamente.

Che cos’è l’identificazione? E’ quel fenomeno per cui momentaneamente qualcosa o qualcuno che non sono io, diventa me, ossia prende il mio posto, la mia energia è coinvolta in quello.

Prendere consapevolezza di tale identificazione, è il primo passo per spezzarla, per rilassarci in uno spazio più ampio e vedere come il semplice fatto di accorgercene, ci restituisce la calma e il benessere che consegue all’esserci ripresi attenzione ed energia.

Ci renderemo conto allora che l’identificazione è un fenomeno che accade e che non dobbiamo combattere o rifiutare, ma semplicemente riconoscere. E’ proprio la nostra consapevolezza che rende possibile questo riconoscimento, e che ci permette di andare oltre ciò che pensiamo di essere.

Altrettanto succede con le emozioni e le sensazioni: identificarsi significa prediligere quelle piacevoli e rifuggire quelle spiacevoli. Quando siamo in preda a emozioni, siano esse gradevoli o sgradevoli, siamo ancora nell’ambito limitato della mente di superficie, che ci spinge a ricercare un appagamento temporaneo, illudendoci che la felicità stia in quello. Ma poi, passato l’attimo, ci rendiamo conto che non è così.

Anche le idee su noi stessi, su chi crediamo di essere, sono identificazioni: essere troppo convinti dei ruoli che rivestiamo, delle caratteristiche che pensiamo di avere come individui, non solo restringe la nostra area di osservazione, impedendoci di scoprire cose nuove di noi stessi, ma chiude anche la possibilità di andare più in profondità a cogliere cosa c’è, o CHI c’è, se c’è qualcuno, oltre tali identità o maschere.

 

Ma allora, chi siamo noi?

Qual’è la nostra vera identità di esseri umani, se essa non risiede nei pensieri, nelle emozioni, nelle sensazioni?

Più alleniamo la nostra consapevolezza, più ci liberiamo dalle false identità, e più ci rendiamo conto di cosa non siamo, di chi non siamo: ciò ci fa procedere nella giusta direzione, verso il nostro vero SE’.

Conosci te stesso: dov’è il vero problema?

Meditation under the Angel Oak
La felicità può esser definita quella condizione in cui ho soddisfatto tutti i miei bisogni, dal più basilare al più spirituale.

Quando ci muoviamo al livello di superficie, della mente condizionata, e siamo ancora lontani dall’ascoltare noi stessi e prender consapevolezza dei nostri bisogni, non siamo felici. Siamo lontani dal sapere come conquistare la felicità, perchè incappiamo comunemente in due errori.

Il primo è eludere i problemi che abbiamo: è l’atteggiamento dello struzzo, che caccia la testa sotto la sabbia per non vedere. Facciamo finta di non avere un problema, seguendo la mente che è molto abile nell’indurci in tutt’una serie di strategie e ragionamenti per non farci affrontare la realtà, per evitare che prendiamo consapevolezza.

Si può sapere se si è in questo errore rispondendo a queste due domande: “Ho problemi?” “Sono felice?”: non è possibile non essere felice e non aver problemi. Sarà utile allora impegnarci nella “caccia al problema”: il problema è la spia di un bisogno non appagato, individuare il problema ci mette sulla traccia del bisogno che non avevamo ascoltato, e ci consente di vederlo, averne consapevolezza e muoverci nella direzione di soddisfarlo.

Il secondo errore è ostinarci nel cercare di risolvere i problemi che abbiamo, affrontandoli con la mente condizionata, anziché con la consapevolezza: ci arrovelliamo nel dibattito interiore, senza venirne a capo, perchè “un problema non può essere risolto con lo stesso tipo di mente che lo ha generato” (A. Einstein). Enfatizzando il problema, sforzandoci, girandolo e rigirandolo nella mente, rimaniamo bloccati e, di fatto, ci chiudiamo alla vera soluzione del problema. Come se fossimo un criceto sulla ruota.

Perché? La mente condizionata ci fa vedere la realtà in modo distorto, come se indossassimo un paio di occhiali con lenti deformanti: a causa di forme-pensiero che non sono nostre, e con cui però siamo identificati, la mente non è in grado di mostrarci la vera natura del problema, ossia la radice, ma ci tiene bloccati al problema considerato nella sua separatezza da tutto il resto, non facendoci cogliere il contesto più ampio in cui il problema si inscrive. L’andamento della mente di superficie è procedere per segmenti, isolare i fenomeni: se ciò ha una sua utilità nel mondo materiale, nella realtà esteriore -per esempio, nel fare i conti quando siamo al supermercato-, non ci è di aiuto nella realtà interiore, e i problemi umani, esistenziali, che hanno a che fare con la nostra felicità, sono problemi interiori, anche se talvolta li confondiamo con problemi esteriori.

Come fare dunque ad affrontare i problemi personali? Se la mente condizionata non è determinante nel risolverli, cosa può venirci in aiuto?

Occorre attingere a una facoltà esterna alla mente, che ci metta nella condizione di osservare la mente, perchè il problema è proprio la mente stessa. Questa facoltà che include la mente è la consapevolezza. Non a caso, si dice comunemente: “venirne fuori” o “saltarcene fuori”. La radice di ogni problema è la nostra identificazione con la mente, il nostro bloccarci alla mente, e non essere in grado di andare oltre.

Occorre che prendiamo consapevolezza del problema. Ciò significa staccarsi dall’ostinazione mentale e prendere spazio per noi stessi. E’ fare un passo indietro, all’interno di noi, e da quello spazio poter osservare il problema dall’esterno, vederlo per quello che è, con uno sguardo ricettivo: ora possiamo includerlo, abbracciarlo con la consapevolezza. Esso ci appare nella sua portata effettiva, impariamo così a non sminuirlo né enfatizzarlo, e a considerarlo nel contesto più generale di tutta la nostra vita. Cogliamo allora i collegamenti, non ci appare più come un problema, ma come un bisogno che attende di essere soddisfatto.

La meditazione e gli esercizi di consapevolezza, in cui si è guidati a entrare nell’osservatore interiore, ci aiutano a contattare questo spazio, a sostare in esso, a fidarci che lì troviamo il sostegno di cui abbiamo bisogno, la risposta giusta.

La consapevolezza ci mostra costantemente che siamo noi ad avere in mano le chiavi per risolvere i problemi, e che ciò è uno dei modi che l’Universo ha scelto per farci evolvere e viaggiare verso la nostra felicità.

La soluzione non deve più esser cercata, ma si manifesta allorché ci riconnettiamo alla consapevolezza, a noi stessi: siamo noi la soluzione.
Immagine: Meditation under the Angel Oak di alisonleighlilly, su Flickr

Conosci te stesso: datti tutta l’attenzione che hai sempre voluto!

Rapt Attention
Dopo aver deliberato che vogliamo il meglio per noi stessi, e che pertanto ci mettiamo al centro della nostra vita, incominciamo a occuparci di noi stessi, non più di ciò che gli altri ci condizionano a volere. Si tratta di un passaggio obbligato verso la conoscenza di noi stessi, verso il ritrovare noi stessi, la nostra consapevolezza.

La nostra attenzione, prima di intraprendere il percorso spirituale, è sparsa qua e là: quando siamo soliti muoverci a livello di superficie, a livello della mente condizionata, anche l’attenzione è condizionata da modelli socialmente diffusi, che abbiamo fatto nostri, non avendo consapevolezza di noi stessi. Non siamo padroni della nostra attenzione, ma lasciamo che essa sia attratta da fenomeni che nella maggioranza dei casi riguardano il mondo esteriore: le persone intorno a noi rivestono una certa importanza, in quanto siamo abituati a dare loro attenzione, e a cercare che loro ne diano a noi. Si è soliti dire “ha catturato la mia attenzione”: tale modo di dire tradisce una mancanza di consapevolezza.

Quando mettiamo deliberatamente noi stessi al centro della nostra vita, lasciando andare ciò che scopriamo non avere senso per noi, automaticamente ne consegue che diamo sempre meno attenzione agli altri: la nostra attenzione sta più con noi, ci diamo attenzione per scoprire cosa fa per noi, siamo più raccolti in noi stessi, nella nostra consapevolezza.

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